segunda-feira, 27 de julho de 2009

República Checa - A Europa que cabe no seu bolso

A República Checa oferece atrações de tirar o fôlego. Castelos, monumentos, cidade medievais, história, cervejarias e, o que importa muito em tempos de crise, preços baixos. Oficialmente aceito na União Européia, o país ainda não adotou o euro. E o resultado é uma moeda desvalorizada em relação ao real, cuja conta é feita na base de 1 para 10, ou seja, 1 real, 10 coroas checas; sem contar que o custo de vida é muito baixo em relação às demais nações da Europa Ocidental. Para se ter uma idéia, uma cerveja, de meio litro (não qualquer cerveja, pois deve-se considerar que os checos fazem as melhores e mais premiadas do mundo) custa a bagatela de 3 reais. Um belo almoço ou jantar não custa mais de R$ 20 e, na hospedagem, encontra-se excelentes e muito bem localizados hotéis de 4 estrelas por R$ 150 a diária do casal. Na alta estação!
Os preços baixos, veja bem, não significam necessariamente serviços ruins. Se por um lado o inglês deixa a desejar, a descontração e a boa vontade dos checos em receber bem compensa em muito tal deficiência. O governo está investindo pesado no turismo, oferecendo infra-estrutura e atrações culturais. E se você gosta de música clássica ou de jazz de muito boa qualidade, estará no lugar certo. Portanto, é bom aproveitar rápido, porque logo, logo a República Checa estará ao nível (inclusive de preços) dos demais destinos europeus.

A Capital
Praga em nada deve às grandes capitais da Europa em termos de transporte público, comida, serviços, diversidade cultural e religiosa, mercados, praças, arquitetura e história. Há quem a considere (minha cunhada) mais bela que Paris ou mais agitada que Berlim ou Madri. É verdadeiramente uma cidade encantadora, com edifícios de fachadas impressionantes em toda a extensão das avenidas e monumentos muito bem-cuidados. Há ainda a intrigante Cidade Velha (Staré Mésto); igrejas magnificamente decoradas; museus importantes e um castelo majestoso, de beleza hipnotizante, dominando a paisagem do outro lado do rio Vltava. Na lindíssima Charles Bridge (Ponte Carlos), com suas estátuas escurecidas, artistas de rua fazem performances inspiradas. À noite, óperas, teatros e casas noturnas oferecem uma produção musical e cênica entre as mais importantes da Europa (a música clássica é particularmente muito apreciada na cidade) e os melhores DJs da cena européia são importados para sacudir as boates.

Ponte Carlos, vista através do insulfilme das microjanelas do Museu Kafka, em Praga; ainda na capital checa, o Castelo de Praga ao crepúsculo

Ah! Em Praga, é necessário ir às compras. São inúmeras avenidas comerciais oferecendo de simples bugigangas locais às mais chiques grifes internacionais. Os preços são simplesmente irresistíveis.


Interior básico na República Checa

Pilsen - O nome já diz tudo. Uma visita à mais importante cervejaria da República Checa, com degustação e acompanhamento de todo o processo de produção, é imperdível.


Kutna Ora - Cidade medieval com o mais impressionante castelo da Europa Central, a apenas alguns minutos de trem de Praga.


Cesky Krumlov - Uma viajem no tempo. Cidadezinha ao sul, quase na fronteira da Áustria, com fascinante casario medieval, pequenas ruas só para pedestres e um castelo espetacular, com um jardim de sonhos e ursos de verdade no fosso.


Vista de Cesky Krumlov acima e,abaixo, urso no fosso do castelo da cidade

Genealogia musicale

Da série Italian posts

Aveva a quel tempo 15 anni. Lo spettacolo era previsto da molti mesi nella mia città. Tutti i miei amici ansiosi, irrequieti, ad aspettare. Ed io, niente. A me non sembrava importante quel gruppo di un rock senza sale, senza colore, con musiche di testi triviali, banali, fatto di giovani studenti di ingegneria e con un nome bizzarro: Ingegneri delle Hawai. L’unica musica che potrebbe essere sentita era una copia di uno successo degli anni 60 che, per me, era stata prodotta per il gruppo Os Incríveis (Gli Incredibili). Ma no, mi ero ingannato. Ironicamente, era la copia di una copia di una canzone italiana (ho scoperto questo adesso), C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, di Gianni Morandi, del’anno 1966. C’è una versione attuale nel sito Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=1B_ibsx0cn4&feature=related. Guarda che Gianni (un’altra ironia) canta acompagnato dal berimbau, strumento associato alla musica brasiliana, ma che, davvero, ha origine in Africa.

Allora, una settimana prima della benedetta presentazione degli ingegneri, lei fa a me quella terribile domanda: “Vai anche tu allo spetacolo?” E dopo mi trovavo io completamente disperato, cercando un biglietto a qualunque prezzo. Lei era la ragazza più bella della scuola, nonostante il suo 1,44 metro. C’era sempre una coda di ragazzi dietro lei (anch’io). Infine, sono riuscito trovare il biglietto. (E anche conquistato la ragazza... Un romanzo violento però fugace, poichè abbiamo scoperto dopo numerosi contrasti tra noi, non solo sulla musica.

Quindi. Questo è un racconto che mi è arrivato alla testa quando penso che la musica può stimolare comportamenti, rapporti sociali, unire fazioni di giovani. Ecco, una esperienza particolare.

A quel tempo nella mia città c’erano alcune tribù gionanili, molto diverse tra loro: quelle del hard rock (heavy metal), i grungies, i agroboys e quelli a cui piaceva il così detto rock nazionale. Tuttora non essendo particolarmente un’appassionato per questo ultimo genere musicale, ero abitualmente insieme a quel gruppo per non restare completamente isolato. All'epoca volevo sentire la musica classica per colpa di uno professore tedesco, Edwald August von Waldow, que chiudeva a chiave circa 200 adolescenti nel teatro della scuola per ascoltare le esecuzioni integrali del Bolero, de Maurice Ravel, di Carmina Burana, de Carl Orff, delle Quattro Stagioni, de Vivaldi, tra altre. Una musica erudita, possiamo dire, “più popolare”, ma che per 199 studenti 15enni era davvero un tormento, tedio totale; per me, però, era fantastico, una scoperta.

Ma chi erano questi miei compagni di ascolto (molti dei ancora oggi sono miei amici) ai quali ero unito per non rimanere isolato? Giovani figli della classe operaia che sono riusciti a vincere un’esame troppo difficile (uno posto per ogni 50 candidati) per entrare nella Scuola Tecnica Federale del Brasile, la migliore scuola publica della città (nel Brasile le boune scuole sono private e il costo è proibitivo per un’operaio). Erano giovani bravi, differenziati, comunque con una formazione culturale di base operaia, voglio dire: nell’aspetto musicale, avevano ereditato le tradizioni dei loro genitori. Gli operai della mia città (una città con 75 anni), nella maggiore parte, sono immigrati del nord-est, la regione più povera del Brasile, con un solido bagaglio culturale, e con una forte tradizione musicale. Sono ritmi come il forró, baião, xaxado, per ballare uomo e donna. L’atto più coraggioso di contestazione di questa generazione verso i loro genitori era stato cambiare il dial della radio dello AM per il FM. Infine, sono giovani che ascoltavano la musica del nord-est brasiliano e il pop music, nazionale e internazionale, presentate nelle radio.

La musica classica era troppo per loro. Io? Si, certamente figlio di operai, però immigrati del sud, da San Paolo, e prima dell’Italia, del nord e del sud. Mia madre ha contribuito a formare una parte del mio gusto musicale. Lei, professoressa di portoghese, aveva seguito una buona università negli anni 70, A quel tempo il luogo dove veniva ascoltato il meglio della MPB (Musica Popular Brasileira – che non è pop) e della Bossa Nova prodotte nel Brasile. Gli anni 70 sono stati l’epoca d´oro della musica brasiliana. Sono cresciuto ascoltando questi suoni, molti elaborati nella orchestrazione, nel testo poetico e nel subtesto di forte contestazione politica alla dittatura.

È arrivato il giorno che sono stato a cercare la mia “squadra musicale”. Sono andato a cantare nel coro della scuola. Però, quello era un luogo per i professionisti, persone interessate a seguire il mestiere di cantante lirico. Non era questo che volevo. Cioè, non’era la mia tribù. Sono così diventato un senza-gruppo -- nel senso musicale --, condividendo gusti con persone diverse ma, nella maggiore parte del tempo, ascoltando musiche da solo, a casa mia, nella macchina (di solito neanche la moglie comparte con un’orecchio così eclettico). Il piacere nell’ascolto della musica classica in Brasile è considerato elitario.

Attraverso gli anni, insieme all’amore per la musica classica, ho avuto contatto con diversi altri stili musicali. Sono stati passioni temporanee, però intense – c’è un vantaggio nella passione per la musica poichè una non prescinde l’altra. Tutto è stato messo insieme per formare una grande e diversa discografia personale. Il rock e il rock progressivo sono arrivati insieme alle droghe (allora, leggeri e bisestili, marijuana e tè di un fungo speciale che nasce insieme al sole nella merda di bue dopo una notte di pioggia – è vero!). Alcuni esempi: Janis Joplin, Jimi Hendrix, The Doors; Peter Gabriel senza Genesis, con preferenza speciale per quelle musiche fatte per il film The last Temptation of Christ (Martin Scorsese); Rick Wakeman, con Journey To The Centre Of The Earth. Pink Floyd, particolarmente nella fase Roger Waters, ha lasciato una macchia indelebile, un capitolo speciale con l’acquisto di tutta la discografia della banda. Anche progressivi brasiliani, come Mutantes e Secos & Molhados. L’insieme di ritmi del Led Zeppelin sono arrivati poco dopo. I Rolling Stones non mi piacevano e non sono propriamente un amante dei Beattles (confesso che non conosco altro che i classici del gruppo britannico).

Musiche diverse hanno sempre attirato la mia attenzione. La fusione jazz-rock-clássico di Frank Zappa é un esempio. Lo stile performatico, postmoderno di Laurie Anderson (oggi sposata con Lou Reed) e di Bob McFerrin, altro. Anche l’erudito minimalista di Steve Reich. Qualche anno fa ho conosciuto George Gershwin, il quale mi ha fatto apprezzare ancora di più il jazz. Duke Ellington, Dave Brubeck, John Coltrane e Miles Davis sono i miei preferiti, anche l’interpreti come Nina Simone, Ella Fitzgerald e Billie Holliday. L’anno scorso ho aggiunto allo scaffale jazzistico Herbie Hancock.

I nuovi suoni brasiliani sono molte gradevoli. Il movimento Mangue Beach diventa una innovazione che unisce il rock e il maracatu (tipico ritmo del nord del Brasile). Il movimento ha influenzato altri musicisti, però ha perso forza dopo la tragica morte del creatore, Chico Science. Il Movimento Armorial, affiorato anche nel nord-est brasiliano, è particolarmente interessante, dunque studia e restaura le antiche tradizioni musicali delle popolazioni di questa regione. I ricercatori hanno scoperto elementi della musicalità araba nel cuore cristiano del Brasile, testamento della colonizzazione iberica del cinquecento, quando quelle che erano considerati fuorilegge (spesso i mussulmani dopo la riconquista cattolica della Penisola Iberica) erano mandati in esilio in Brasile.

Tra i classici oggi ascolto spesso Bach, Mozart, Beethoven, Stravinsky e Rachmaninoff. Ho un interesse crescente per la musica barocca, in particolare quella italiana del settecento e dell’ottocento. Ho ancora una entusiatica curiosità per le opere di Wagner, Mozart, Puccini e Verdi.

Os textos em italiano referem-se a trabalhos realizados em virtude do curso de Comunicazione Strategica da Università degli Studi di Firenze.

La popular music in Italia

Da série Italian posts

Un concetto elastico, se così potessemmo concettualizzare. Considerando le varie definizioni, la musica popolare può essere un po 'di tutto, quando si tratta di genere: dal rock che piace ai giovani sino alla musica classica di grande portata di Andrea Bocceli e dei Tre Tenori. La popular music può essere ancora quella dell concetto anglosassone, che “fa riferimento ad un ambito diverso, e cioè a tutta quella musica con finalità commerciali che si presta ad un consumo di massa”. Tale affermazione, tuttavia, è fragile, perchè è contraria al fatto che alla fine, tutta la musica viene prodotta per la vendita e per raggiungere il maggior numero possibile di ascoltatori. Infinne, “dare una definizione di popular music è molto difficile visto che il termine popular può essere interpretato in vari modi: esso ha a che fare con il popolo anche se definire qualcosa con il termine popular può trasmettere un senso di qualità inferiore, il che non corrisponde a realtà.” Middleton, tuttavia, può aver dato la migliore definizione: “La popular music può essere inquadrata solo come fenomeno in continuo movimento.”

Prima di raggiungere all'obiettivo di questo lavoro, che esamina l'influenza della produzione e del consumo di popular music in un certo periodo della storia italiana, è necessario, anche se brevemente, fare alcune osservazioni sulla musica come fenomeno comunicativo. Infine, la musica come fenomeno comunicativo può essere solo un po' più comprensibile se si considera che la definizione di comunicazione di massa, come azione di unica via, che ritiene all'audizione una homogeneità e una passività, è già superata. Insomma, dobbiamo prendere in considerazione l'ambiente, i valori e gli aspetti culturali dell’udienza, e reputare alla comunicazione la condizione di strada di doppio senso. Vale a dire: “Si tratta di un processo soggettivo, critico e creativo, durante il quale l’individuo seleziona, interpreta ed assimila i contenuti che derivano dai media, i quali, entrando a far parte dell’esperienza, plasmano continuamente l’identità.”

L'anno, 1968. Pieno di vigore giovanile per cambiamenti, per prendere il potere non solo in Italia ma in tutta Europa e in altri paesi del mondo. Erano giovani che avevano in campo musicale il suo grido di indipendenza dai valori parentale. In questo fausto anno, a San Remo, a dispetto di tanti cantautori con messaggi politici in suoi brani su il potere giovane, il vincitore è: un brasiliano. Roberto Carlos, que cantò insieme a Sergio Endrigo la Canzoni Per Te. Magari non sia importante che un brasiliano sia stato il vencitori. È, però, importante sapere chi era questo cantante e e che cosa cantava. Prima, devo dire che a quell’anno sua musica era romantica e che lui, fino ad allora un “ribelli ma non troppo”, già cominciava a segnare questa nuova direzione alla sua carriera. E, dopo, dire che Roberto Carlos era odiato dalla sinistra rivoluzionaria brasiliana. Era considerato un alienato, perchè i loro brani mai collaborarono con lo sforzo, spesso suicida, da parte di tanti giovani per il ritorno della democrazia Brasile dopo il colpo militare di 1964. Il trionfo di Roberto Carlos in Italia, senza dubbio, fu la gloria per i generali.

A quest’anno, 1968, nel tradizionale Festival Internazionale della Canzone, in Brasile, Roberto Carlos nemmeno fu alla finalissima. Vinsero due geni della musica brasiliana, Chico Buarque e Tom Jobim. Il brano, Sabiá, malinconico e romantico, insieme alla bela orchestrazione aveva un texto pieno di messaggi contro la dittatura. L'allusione era chiara ai forzati esili del paese degli artisti e degli oppositori politici dei militari. Parlava anche del sogno di libertà. Al secondo posto arrivò Pra não dizer que não Falei das Flores, da Geraldo Vandrè, che ben presto divenne l'inno dei giovani contro l'oppressione. Il militare vietarono l'esecuzione pubblica di questa musica per 11 anni.

Ma, come Roberto Carlos e Sergio Endrigo riceverono l'approvazione del pubblico italiano, prima di un'atmosfera esplosiva in Italia, con i giovani sulla strada di fronte alla polizia? Giovani che furono rimproverati dai intellettuali trasgressori come Pier Paolo Pasolini? Perché Adriano Celentano, che l'anno precedente c’era fatto un complimento ai Beat, rimase al terzo posto nel 1968 con un brano romantico? É certo che, nella sua presentazione al festival, lui cantò visibilmente imbarazzati, sparsi sul palco, mostrando la sua posizione scomoda. Sarebbe il San Remo da quel’anno la prova di un peggioramento del conflitto di generazioni, con gli anziani inviando un messaggio di che i giovani avevano superato i limiti? Oppure, forse, Carlos e Endrigo non personalizzavano la propria crisi esistenziale giovanile del 1968, il confronto tra tradizionalismo e cappeloni con il loro “anticonformismo di facciata”, como aveva accusato Renzo Arbore? E per quanto riguarda ai cantautori, che erano già abastanza ascoltati appunto di far parte degli interessi della industria della musica con le sue canzoni piene di messaggi politici e anche con un profilo distintivo della musica leggera? “Da aggiungere inoltre che l’edizione 1967 fu vinta da due cantanti ‘tradizionalisti’ di valore, Claudio Villa e Iva Zanicchi con Non pensare a me che ebbero la meglio sui ‘contestatori’ capeggiati dai cantanti beat. Infatti al terzo posto si classificarono I Giganti e i Bachelors con Proposta le cui prime parole recitavano: ‘mettete dei fiori nei vostri cannoni...’, un inno alla pace che manifestava una vera e propria frattura generazionale e artistica, la quale sarebbe stata ancora più evidente negli anni successivi”. Cosa acadde ai ribelli nel 68?

Mettiamo un'altra possibilità: la vincita di Carlos, il primo stranieri a riuscire questo posto a San Remo, potrebbe significare una apertura ritardata, in virtù delle interferenze dei giovani, dell'ultimo bastione di resistenza contro i cantanti stranieri in Italia. Dobbiamo considerare che nel 1965 I programmi Bandiera Gialla e Per Voi Giovanni cominciarono a mettere in onda brani stranieri di artisti come “James Brown, Aretha Franklin, Wilson Pickett, Otis Redding. E, ovviamente Beatles, Rolling Stones, Yardbirds...

Os textos em italiano referem-se a trabalhos realizados em virtude do curso de Comunicazione Strategica da Università degli Studi di Firenze.